Il regime teocratico iraniano vacilla sotto la forza delle proteste popolari. Il procuratore generale iraniano, Mohammad Jafar Montazeri, ha annunciato (ma la cautela è d’obbligo in attesa di altre conferme ufficiali) che la polizia morale è stata rimossa dalle autorità competenti. «La polizia morale non ha niente a che fare con la magistratura, ed è stata abolita da chi l’ha creata», ha affermato il procuratore nella città santa di Qom.

I religiosi al potere e la Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, sono ormai consapevoli che le loro fortune politiche dipendono dall’affrontare il peggioramento delle tensioni sociali non solo con la forza della repressione, che finora avrebbe provocato almeno 200 morti tra le file dei manifestanti, ma anche con qualche apertura politica.

Il gioco è molto rischioso perché un’apertura improvvisa su un tema derimente come l’obbligatorietà del velo islamico potrebbe far cadere tutto il castello di carta del potere teocratico iraniano, così come avvenne nella Repubblica democratica tedesca, quando il 9 novembre 1989 un confuso commento di un funzionario di secondo piano consentì il diritto di uscire ai berlinesi orientali dai confini della Ddr e diede il via alla fine del regime protetto da Mosca, dalla Stasi e dal Kgb.

Concessioni

Alcuni analisti considerano l’annuncio di Montazeri una resa al movimento di protesta popolare che si registra nel paese da tre mesi, anche se altri, più cauti, parlano di decisione limitata e presa ormai fuori tempo massimo.

Montazeri ha sottolineato che l’abbigliamento femminile continua ad essere molto importante, soprattutto nella città santa di Qom. In qualche modo il procuratore ha teorizzato una maggiore flessibilità fuori dai confini di Qom, la città religiosa per eccellenza dell’Iran.

Ma il portare lo hijab (il velo islamico) in modo sbagliato, «specialmente nella città santa di Qom, è una delle principali preoccupazioni della magistratura e della nostra società rivoluzionaria, ma va notato che l’azione legale è l’ultima risorsa e le misure culturali precedono qualsiasi altra».

Insomma si tratterebbe di far recuperare spazi di laicità del vestiario fuori da luoghi strettamente religiosi. Un via libera a una maggiore tolleranza sui costumi per venire incontro alle richieste delle giovani in piazza da mesi. Va ricordato che la città di Qom è il centro teologico più importante dell’Iran, una città visitata ogni anno da migliaia di pellegrini.

L’obbligo di hijab

Montazeri negli ultimi giorni ha fatto anche un secondo annuncio: ha detto che, a breve, il parlamento e il Consiglio supremo della rivoluzione culturale annunceranno la loro opinione sulla questione dell’hijab obbligatorio.

L’annuncio è arrivato dopo che le autorità hanno deciso sabato di rivedere una legge del 1983 sul velo obbligatorio in Iran, imposta quattro anni dopo la rivoluzione islamica di Khomeini del 1979 che detronizzò lo scià di Persia, Reza Pahlavi, costretto alla fuga negli Stati Uniti e poi in Egitto dove dopo due anni morì in esilio.

L’abolizione dell’obbligo del velo è stata confermata in questa fase da altre figure iraniane ma le modalità della sua (presunta) rimozione non sono state ancora rese esplicite. La situazione di incertezza che deriva da questa confusione di indirizzo tra “falchi” e “colombe” del regime potrebbe così far continuare i controlli del severo abbigliamento della Repubblica islamica e alimentare le proteste.

La forza di polizia morale è la stessa che ha arrestato Mahsa Amini, accusandola di aver violato il rigido codice di abbigliamento della Repubblica islamica. La morte della 22enne curda iraniana il 16 settembre scorso, tre giorni dopo il suo arresto, ha scatenato un ampio movimento di protesta nel paese che non si è ancora attenuato nonostante la forte repressione. La polizia morale è stata creata nel 2006 sotto il presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad.

Cosa dice la legge iraniana

Secondo la legge in vigore dal 1983, le donne iraniane e straniere, indipendentemente dalla loro religione, devono indossare il velo e abiti larghi in pubblico. Dopo la morte di Mahsa Amini e le proteste che ne sono scaturite, un numero crescente di donne si è scoperto il capo, soprattutto nei quartieri settentrionali di Teheran, la zona più laica della capitale iraniana.

I falchi, però, ora, dopo le fumose aperture di fine dell’obbligo del velo, promettono tolleranza zero contro i manifestanti così come avvenne nel 2009 quando annientarono con la forza il movimento riformatore dell’Onda verde che protestava e accusava di brogli il governo.

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